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Broggi è la storia di una famiglia
e di una passione
Broggi è la storia di una famiglia, e di una passione.
Perché quella dell’orafo è un’arte antica e dif cile, che chiede abi- lità e precisione, ma soprattutto amore.
Ed è proprio per amore del lavoro che Gaetano Broggi, ultimo erede di una famiglia di artigiani esperti nell’arte dell’“indorare e argentare i metalli”, aprì la sua prima bottega a Milano, nel 1818. Duecento anni fa. Posate, vasellame e oggetti sacri d’argento, la cui fama arrivò direttamente presso la corte reale di Torino.
Ci sono le vecchie storie di Milano che narrano di un suo rocam- bolesco viaggio in diligenza tra mantici, calderoni e metalli, in un tempo di trasporti lunghi e non certo comodi.
Poi c’è la Storia.
Perché nel 1841 il Duca di Savoia (futuro Vittorio Emanuele II) af-  dò proprio a questo artigiano milanese la doratura degli orna- menti per le nozze con l’Arciduchessa d’Austria Maria Adelaide.
I fastosi candelabri bronzei parevano modellati di ri essi e bagliori capaci di ravvivare la cupa atmosfera del regio palazzo dove Carlo Alberto si aggirava pallido, seguito da uno stuolo di aristocrati- ci altrettanto riservati. Carlo Alberto si in ammò per il lavoro di Gaetano e ne lodò l’operato, aggiungendo un nuovo prezioso riconoscimento per quell’arte di cui la famiglia Broggi sembrava possedere il segreto.
La meritata celebrità che il laboratorio milanese di Via dei Mercan- ti d’Oro aveva ottenuto presso le alte sfere reali era solo l’inizio.
Mentre doratura e argentatura erano ancora realizzate manual- mente, con applicazioni a foglia, i  gli di Gaetano, Carlo e Sera no decisero di viaggiare all’estero per studiare le ultime innovazioni del settore. Fu così che sperimentarono l’applicazione di sottili strati di metallo su altro metallo, attraverso procedimenti elettro- litici.
Il procedimento galvanico comportava un notevole risparmio di tempo e risorse, così la produzione riuscì a incrementare la quan- tità raf nando al contempo gli aspetti qualitativi, per la gioia della tradizionale clientela nobile e della nuova borghesia che, per la prima volta, sperimentava il piacere di piccoli autentici gioielli do- mestici.
Era il 1866 e la ditta Gaetano Broggi e Figli lasciò il vecchio labo- ratorio per la nuova sede di S. Maria Fulcorina, stretta e oscura isola dal sapore medievale sita nel cuore di una Milano che stava abbracciando il neoclassico. Qui la tradizionale lavorazione dei metalli fu af ancata alla produzione di vasellame e posateria con l’aiuto di stampi, nuovi macchinari e ben trenta operai che già si sentivano parte di un avvenire luminoso.
Sempre qui nacque la lega d’argento che presto rese il nome di Broggi famoso nel mondo: una speciale amalgama capace di uni- re lucentezza, straordinaria resistenza e un costo sensibilmente inferiore.
La ditta Broggi continuò a crescere e presto ci fu la necessità di un nuovo trasloco. Era la volta di piazza San Marco dove, prima in Italia, Broggi cominciò la fabbricazione di posateria e tornitura di oggetti ovali grazie a nuove macchine, una fonderia, laminatoi in grado di modulare gli spessori, pulitrici e smerigliatrici.
Nei grandi locali affacciati sul Naviglio, il sogno di Broggi conti- nuava a crescere, mentre dalla corte sabauda arrivò il più grande riconoscimento.


































































































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